sottoscrivo
Ernesto Galli Della Loggia (www.corriere.it)
C’è qualcosa che non va, qualcosa di profondamente sbagliato, in uno Stato dove una folla di teppisti scatenati può mettere a soqquadro un pezzo di città, distruggere cancellate, svellere segnali stradali, panchine, cassonetti, tutto; può scagliarsi contro le forze dell’ordine, aggredirle, bersagliarle con ogni genere di proiettili, può ammazzare un agente di polizia; uno Stato in cui un giovane deficiente, con ogni probabilità neppure consapevole di ciò che stava facendo, può lasciare una donna vedova e due ragazzi orfani, uno Stato in cui tutto ciò può accadere, e dopo neppure un mese nessuno dei protagonisti delle eroiche gesta di cui sopra, tranne uno solo (uno solo!), si trova in galera. Se ricordo bene, nella Costituzione è scritto che in Italia la giustizia è amministrata in nome del popolo. Forse in Italia. Evidentemente a Catania, invece, essa è amministrata in nome della plebaglia.
C’è qualcosa che non va, qualcosa di profondamente sbagliato, in uno Stato dove una folla di teppisti scatenati può mettere a soqquadro un pezzo di città, distruggere cancellate, svellere segnali stradali, panchine, cassonetti, tutto; può scagliarsi contro le forze dell’ordine, aggredirle, bersagliarle con ogni genere di proiettili, può ammazzare un agente di polizia; uno Stato in cui un giovane deficiente, con ogni probabilità neppure consapevole di ciò che stava facendo, può lasciare una donna vedova e due ragazzi orfani, uno Stato in cui tutto ciò può accadere, e dopo neppure un mese nessuno dei protagonisti delle eroiche gesta di cui sopra, tranne uno solo (uno solo!), si trova in galera. Se ricordo bene, nella Costituzione è scritto che in Italia la giustizia è amministrata in nome del popolo. Forse in Italia. Evidentemente a Catania, invece, essa è amministrata in nome della plebaglia.



