Incroci
Parole, suoni e immagini. Quando questi tre si combinano, può sorprenderti la magia. Certo, si può essere creativi e ideare un qualcosa che riunisce i tre elementi, un film, un videoclip, ma avete mai provato ad accostare a una foto un suono casualmente? Quello che nascerà è qualcosa di straordinario. Una canzone e una foto qualsiasi. Se mentre la musica va guardate le figure fisse le storie che stanno dietro la foto e le quelle che stanno dietro la musica si incroceranno per qualche attimo, come succede quando si conosce una persona in un bar, per strada, ovunque. Dall’incontro può scattare una scintilla, si può restare indifferenti o ricordarsi qualche particolare della conversazione. Ma l’incontro delle storie, quello se ci pensa è straordinario. Basta immaginare quanto è densa, intensa e ricca la storia della nostra vita, i nostri ideali, le nostre persone, i nostri sogni. Ecco, pensate ora che attorno a noi, ogni giorno, scorrono migliaia di questi “grossi fiumi”, e nella maggior parte dei casi non arriveremo mai a sfiorare le loro acque. E’ una cosa che penso spesso quando mi capita di passare in treno attraverso le periferie di grandi città come Milano o Bologna, dove si vedono quegli enormi casoni, condomini residenziali con decine di piani e centinaia di finestre illuminate. Guardando, sbirciando quello che fa la gente nelle case ci si accorge che ogni finestra racchiude una storia lunga una vita, anche più storie e più vite. Quelle storie le possono solo immaginare, non si incontreranno mai quelle persone, ma si può dire per certo che dietro quelle finestre c’è una ricchezza immensa, molto più splendente della cornice che le circonda, come lo squallore dei quartieri di periferia, più splendente del tempo che ci è concesso per sbirciare, i pochi secondi che un treno impiega per lasciarsi alle spalle i casoni.
Ma torniamo alla musica e alle immagini. Poco fa stava suonando “Feels like home”, sentirsi a casa. La foto che c’era in quel momento sullo schermo era quella di una strada, vista dal cruscotto di un’auto. Se si accostano le due cose che ci viene in mente? Sarà forse la strada che porterà l’auto e il suo conducente a casa? Oppure è la strada la sua casa?
La stessa canzone, se l’immagine dovesse cambiare, reciterebbe tutta un’altra poesia. La foto di un tavolo, con appoggiati venti euro, una televisione spenta. Una mano anziana che si intravede appoggiata. Stanca. E il “sentirsi a casa” va a cercare una nuova storia dove può riflettersi, e raccontarsi a chiunque la guarderà.
Ho una teoria affascinante. E se non fossimo noi che raccontiamo e ascoltiamo storie, ma se fossero le storie che in un certo modo cercano e trovano noi? Certo, bisognerebbe credere molto al concetto di destino. O forse solo credere che ogni storia ha dentro di sé la forza che spinge le persone a raccontarla, a farla uscire e camminare.
Ma torniamo alla musica e alle immagini. Poco fa stava suonando “Feels like home”, sentirsi a casa. La foto che c’era in quel momento sullo schermo era quella di una strada, vista dal cruscotto di un’auto. Se si accostano le due cose che ci viene in mente? Sarà forse la strada che porterà l’auto e il suo conducente a casa? Oppure è la strada la sua casa?
La stessa canzone, se l’immagine dovesse cambiare, reciterebbe tutta un’altra poesia. La foto di un tavolo, con appoggiati venti euro, una televisione spenta. Una mano anziana che si intravede appoggiata. Stanca. E il “sentirsi a casa” va a cercare una nuova storia dove può riflettersi, e raccontarsi a chiunque la guarderà.
Ho una teoria affascinante. E se non fossimo noi che raccontiamo e ascoltiamo storie, ma se fossero le storie che in un certo modo cercano e trovano noi? Certo, bisognerebbe credere molto al concetto di destino. O forse solo credere che ogni storia ha dentro di sé la forza che spinge le persone a raccontarla, a farla uscire e camminare.




